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Salute: promozione e prevenzione sono la stessa cosa?

Mai come in altri periodi storici l’offerta fisioterapica/osteopatica è stata così ricca, piena di concetti, filoni e proposte più disparati. Nemmeno al banco della frutta e verdura si trova così tanta scelta. Ne faccio un piccolo elenco a titolo dimostrativo di cosa viene proposto nel caso di dolore muscolo-scheletrico (limitiamoci a quello):

  • elettromedicali (tecar, laser e onde d’urto su tutti),
  • trattamenti manuali (massaggi di vario genere, dal fasciale al connettivale al linfodrenante, stretching, pompage, i famosi sblocchi e scrocchi annessi, la lista potrebbe continuare),
  • esercizio attivo di vario genere (per la forza, per la mobilità, per i movimenti che fanno paura o si evitano, per l’equilibrio, per il ritorno allo sport, a corpo libero, con i macchinari, con i manubri, con le kettelbell, con la schiena dritta o piegata, o neutra),
  • educazione (si sale in cattedra con le spiegazioni sul dolore, sull’anatomia, sulla neurofisiologia, sulla fisioterapia psicologicamente informata, ecc)

Per farla breve non sono contrario a nulla di quello che il mercato propone perchè ogni cosa può avere un senso quando è di supporto nel breve periodo e, in barba a quanto pensiamo che un trattamento sia efficace, la letteratura dimostra ampiamente che non è il tipo di trattamento di per sè che porta al cambiamento dei sintomi, ne di come viene fatta una tal manovra, ne c’è un esercizio migliore di un altro, ma ogni cosa va definita e ritagliata su misura per ogni persona, in base a quello che quell’individuo sente come ‘accudimento’. In FVA tutto funziona poco o niente, in FVB tutto funziona a meraviglia (se non sai di cosa parlo, leggi qui oppure trovi info nella guida che puoi scaricare gratuitamente).

Per lo stesso motivo, quante sedute sono necessarie non si può stabilire a priori, il vecchio concetto dei cicli di sedute (da 5-10-20-100) è appunto….vecchio; non è forse giunto il momento di deciderlo ASSIEME al paziente e buttare nel cestino l’idea che il paziente non sa e invece il professionista sa? Personalmente faccio il minimo indispensabile e quando vedo che la persona ha qualche strumento per fare da sè, la saluto. A volte semplicemente la persona non è interessata a fare molto, e io non insisto, non uso qualche strategia per tenere il paziente a guinzaglio. L’individuo è responsabile delle scelte che fa, il professionista non deve sostituirsi e nemmeno insistere. Talvolta leggo negli occhi dei pazienti un certo disorientamento quando li invito a prendersi del tempo per osservare come evolvono i sintomi e ricordo loro che nel momento in cui inizia un sintomo C’E’ GIA’ IL SEME DELLA GUARIGIONE, ovvero è già iniziata. Quando non si mettono i bastoni tra le ruote della guarigione tutto avviene meravigliosamente, e spesso, più di tante tecniche o esercizi, vanno trovati e rimossi questi ostacoli. Tutto questo rientra nella promozione della salute.

Ma la prevenzione? Non c’è tecnica e non c’è esercizio. Cerco un pò di sforzarmi per farlo capire alle persone che per fare prevenzione nel corpo si deve cercare nelle situazioni emozionalmente significative nelle quali sentiamo difficoltà, tensione, poca fluidità; nel modo in cui reagisci il tuo corpo attiverà o meno dei tessuti fino a far comparire i sintomi. Fino a che le cause delle malattie verrà cercata all’esterno dell’individuo la medicina intera non farà mai progressi reali sulla prevenzione delle malattie; farà ottime cose nell’occuparsi dei sintomi, nel far star meglio, farà promozione della salute. NON PREVENZIONE.

E così se hai un mal di schiena, o dolore cervicale, o mal di testa, o qualsiasi sia la parte del corpo in cui il dolore periodicamente torna…se cerchi la causa all’esterno…stai solo perdendo tempo.